Criteri di valutazione delle gemme: purezza e taglio

Per valutare la bellezza, durevolezza e rarità delle gemme (di colore e incolori) é necessario attenersi ad alcuni criteri, riconosciuti e utilizzati in tutto il mondo, riassumibili nel “METODO DELLE 4C” ed introdotti negli anni ‘30 dalla GIA per certificare i diamanti. Ad oggi, però, questo metodo viene utilizzato anche nell’ambito delle gemme di colore.
Le 4C comprendono: CLARITY (PUREZZA), CUT (TAGLIO), CARAT (CARATI), COLOUR (COLORE).
La PUREZZA é determinata dalla visibilità delle inclusioni (caratteristiche interne) e dalle imperfezioni superficiali (caratteristiche esterne), ottenute in seguito all’operazione di taglio. Le “Inclusioni“ sono i residui di alcuni materiali (inclusioni cristalline, fessure, sfaldature, tensioni interne, cavità e righe di struttura) rimasti intrappolati all’interno della Gemma nel corso della sua formazione; queste particelle ostacolano la luce riflessa delle pietre, diminuendone la bellezza e il valore. Il grado di purezza è dato, principalmente, dal livello della visibilità delle inclusioni e dalla misura in cui queste incidono sulla durevolezza della pietra. In Germania e in Italia la purezza è legata alla perfezione interna delle pietre mentre negli USA ed in Scandinavia si tengono in considerazione anche le caratteristiche esterne.
La valutazione della purezza del diamante si differenzia da quella delle gemme di colore.

SCALA DI PUREZZA DEL DIAMANTE 
Per determinare la purezza del diamante le normative internazionali prevedono che l’individuazione delle inclusioni venga effettuata tramite una lente acromatica e aplanatica con ingrandimento a 10x. I gradi di purezza sono molteplici:

  • IF (Internal Flawless) / LC (Loup Clean): puro, privo di inclusioni;
  • VVS1, VVS2 (Very Very Small inclusion): piccolissime inclusioni estremamente difficili da rilevare con una lente a 10x;
  • VS1 , VS2: (Very Small inclusion): lievissime inclusioni difficili da rilevare con una lente a 10x; 
  • SI1, SI2 (Small Inclusion): piccole inclusioni facili da rilevare con una lente a 10x;
  • P1 /11 (Piquè 1): inclusioni immediatamente visibili con una lente a 10x, difficili da rilevare ad occhio nudo;
  • P2 /12(Piquè 2): inclusioni grandi e numerose, visibili ad occhio nudo senza difficoltà;
  • P3/13 (Piquè 3): inclusioni numerose, facilmente visibili ad occhio nudo; questo comporta una riduzione sensibile della brillantezza del diamante. 

SCALA DI PUREZZA DELLE GEMME DI COLORE 
Per determinare la purezza delle gemme di colore le direttive GIA prevedono che l’individuazione delle inclusioni venga effettuata ad occhio nudo, con vista corretta. I gradi di purezza sono i seguenti:

  • EC (Eye Clean) : gemma pura, libera da inlclusioni;
  • SI (Slightly Included): gemma leggermente inclusa, piccole inclusioni difficilmente visibili ad occhio nudo; 
  • MI (Moderately included): gemma moderatamente inclusa, inclusioni evidenti ad occhio nudo;
  • HI (Heavily Included): gemma pesantemente inclusa, inclusioni evidenti ed abbondanti che ne limitano la trasparenza.
    Le gemme di colore, appartenendo a diverse specie mineralogiche raggruppate da GIA in diversi standard di purezza, si suddividono nelle seguenti tipologie:
  • Di Tipo I: gemme comunemente pure, senza inclusioni visibili ad occhio nudo (Acquamarina , Berillo rosa e giallo, Tormalina verde, Zircone blu e Tanzanite);
  • Di Tipo II: gemme che mostrano qualche inclusione che, però, non ne inficia la bellezza (Alessandrite, Peridoto, Granato, Iolite, Spinello, Quarzo, Zircone, Corindone e tutte le Tormaline esclusa quella verde);
  • Di Tipo III: gemme sempre incluse a causa della genesi propria del minerale o dalla rarità della pietra (Smeraldo,Rubino , Berillo Rosso).
    La purezza di una pietra di colore viene valutata in base all ‘effetto detrattivo dell’inclusione sulla trasmissione della luce ossia sulla trasparenza e brillantezza della gemma. Le inclusioni presenti nel Tipo III sono comunemente accettate poiché derivano dai processi di formazione e rarità della pietra, mentre le inclusioni presenti nel Tipo I, che spesso ne è privo, ne possono diminuire la qualità.
    Inoltre la definizione di “purezza“ non ha alcun significato se associato alle gemme non trasparenti . Per le gemme comunemente non trasparenti, come l’Opale, si utilizza una SCALA DI TRASPARENZA in cui il livello di trasparenza viene definito in base ai seguenti criteri:
  • TRASPARENTE 
  • SEMI TRASPARENTE 
  • SEMI OPACO 
  • OPACO.

IL TAGLIO, oltre ad esaltare le qualità della pietra e conferirle la forma adatta alla montatura del gioiello mediante l’incastonatura, ne accentua la brillantezza (attraverso la creazione di superfici che riflettono la luce) donando al prodotto finito bellezza, colore e lucentezza. L’arte del taglio delle gemme è molto antica; il tagliatore scolpisce con cura la pietra grezza il cui taglio dipende dalla dimensione e dalla qualità del materiale ed, in parte, dalle tendenze del mercato .
Un taglio ben realizzato permette, inoltre, di diminuire l’impatto delle inclusioni; influisce, quindi, direttamente sul valore complessivo della gemma, determinando la modalità grazie al quale essa restituisce all’occhio il proprio colore. In base alla caratteristiche ottiche e cromatiche, oltre che dalla durezza del materiale, si possono realizzare tagli “a facce piane” (prevalentemente utilizzati per le gemme trasparenti) oppure “a Cabochon” (con superfici curve, lisce e convesse; di solito usati per le gemme opache).
Il TAGLIO A CABOCHON è il taglio più semplice e antico mediante il quale si produce nelle pietre una superficie curva e levigata. Valorizza le pietre con scarsa trasparenza, opache (Turchese,Malachite,Giada…) o con troppe inclusioni. Permette, inoltre, di mostrare alcuni fenomeni di rifrazione della luce come l’adularescenza, l’opalescenza, il gatteggiamento e l’asterismo.

Il TAGLIO A BRILLANTE: in questo gruppo di taglio sono compresi il taglio a brillante rotondo e i tagli da esso derivati: ovale, a goccia, a navette, a cuore.
Il taglio a brillante è generalmente ROTONDO ed é impiegato per i diamanti in quanto permette di sfruttare al meglio la forma ottaedrica del minerale grezzo e di ottenere la massima brillantezza e dispersione della luce. Esso prevede la creazione sulla pietra di un totale di 57 faccette, 33 nella parte superiore (costituita da tavola e corona) e 24 nella parte inferiore (detta Padiglione); la cinquantottesima faccia (parallela alla tavola e creata per evitare eventuali scheggiature) è rappresentata dall’apice inferiore della gemma, dove tutte le facce si riuniscono. Questo taglio è stato creato nella seconda metà del 1600 dal veneziano Vincenzo Peruzzi, che lo pensò espressamente per il diamante, anche se oggi viene impiegato anche per altre gemme. Esso comporta la perdita di circa il 60% del peso della pietra, a tutto vantaggio però della sua brillantezza e bellezza finali. Nel corso del tempo si sono aggiunte altre forme , come quella:
A NAVETTE(a marquise): “barchetta” a forma ovale allungata con i lati ricurvi che si uniscono a formare due punte e con 57 faccette;
A CUORE: richiede una grande abilità da parte del tagliatore, con 59 faccette;
A OVALE: la sua forma allungata lo rende perfetto per gli anelli con pietra centrale, solitamente composto da 57 faccette;
A GOCCIA: forma particolarmente adatta per pendenti e orecchini, con 71 faccette.

TAGLIO A GRADINO: a questa famiglia appartengono i tagli formati da diverse file di faccette con disposizione a scalinata ed é particolarmente adatto a pietre di forma quadrata o rettangolare . I tagli più noti sono quello a smeraldo, a baguette e a carré.
Il più celebre di questi tagli è quello A SMERALDO, creato proprio per esaltare la straordinaria bellezza della pietra verde, che oggi è impiegato anche per altre gemme; si riconosce per la tipica forma rettangolare della pietra finale.Altre forme di questo taglio sono:
A BAGUETTE: forma rettangolare allungata con la parte superiore piattta;
CARRÈ (o quadrato).

TAGLIO A TAVOLA: è costituito da una tavola ampia e da una corona sottile. Viene usato principalmente per i sigilli o anelli da uomo.
TAGLI MISTI: costituiti da un taglio a brillante nella parte superiore e a gradini nella parte inferiore. Appartengono alla categoria il taglio PRINCESS (la corona è tagliata a brillante mentre il padiglione è tagliato a gradini), particolarmente adatto a pietre dai colori chiari e trasparenti ed il taglio CEYLON (caratterizzato da un elevato numero di faccette, non sempre regolare). Le forme principali, appartenenti a questi tagli, sono: ROTONDO, OVALE, A GOCCIA.
Altri tagli importanti sono: A FORBICE (un particolare taglio a gradini), A CUSCINO, A BRIOLETTE (a forma di pera, perfettamente simmetrico su tutti i lati ed allungato) e A ROSA (sembra derivare dalla forma arrotondata del taglio cabochon ma con 24 faccette triangolari nella parte superiore, riduce la perdita di peso della pietra aumentandone la brillantezza ed é impiegato spesso al posto del taglio a brillante). 

Inoltre la qualità del taglio viene valutata in base ai seguenti criteri: 
PROPORZIONI: esistono precise proporzioni fra le dimensioni delle varie componenti (tavola, corona, padiglione, cintura) che devono essere rispettate per ottenere il miglior risultato possibile;
SIMMETRIA: valuta l’uniformità complessiva del taglio di una pietra (quanto precisamente le varie sfaccettature di una pietra si allineano e si intersecano tra loro) in base ad una scala che comprende alcuni valori ossia EXCELLENT (o IDEAL), VERY GOOD, GOOD, FAIR (medio) e POOR (mediocre). Un diamante con simmetria eccellente non implica necessariamente che sia anche ben proporzionato;
POLITURA/LUCIDATURA (polish): Durante le operazioni di taglio le faccette vengono lucidate affinché ogni traccia della lavorazione venga eliminata; è possibile, però, che rimangano delle linee superficiali sulle faccette, denominate tracce di lucidatura. Nei certificati viene valutata con la stessa scala della simmetria. Esse non incidono sulla purezza della pietra.
La valutazione di questi parametri è indice di precisione nell’esecuzione del taglio e influisce molto sulla brillantezza della gemma.
BRILLANTEZZA: è Il criterio per la valutazione complessiva del taglio, che rappresenta l’interazione di tutti gli aspetti qualitativi (proporzioni, simmetria, politura).Si definisce come l’ammontare di luce che la pietra è capace di trasmettere all’occhio dell’osservatore; la luce trasmessa dalla gemma è infatti il risultato della rifrazione e riflessione interna dei raggi penetranti che, guidati nel loro percorso ottico dalla angolazione delle faccette, ritornano indietro emessi dalla corona.

Un taglio ideale permette la totale riflessione interna e quindi la massima emissione di luce attraverso la corona; in caso contrario la luce andrà a “perdersi” lateralmente (taglio troppo alto) o sul fondo della pietra (taglio troppo basso). La definizione di “taglio ideale”si può ritrovare solamente nei certificati dei diamanti.
Infine un’altra caratteristica fondamentale è la FLUORESCENZA. È data dalla reazione del diamante ai raggi Ultravioletti (UV) ed é temporanea poiché la sua durata dipende dall’esposizione ai raggi UV. Esistono diversi gradi di fluorescenza: NULLA, DEBOLE, MEDIA, FORTE, MOLTO FORTE.

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